giovedì 10 ottobre 2013

Challenges and (true?) Capabilities

Dopo interminabili questioni burocratiche, questa settimana ho ufficialmente iniziato a seguire i corsi.

Alcune lezioni sono state deprimenti, sono riuscita a capire in totale il 5% dei discorsi. Qui il metodo d' insegnamento è molto interattivo, con un sistema di domanda e risposta, induttivo più che deduttivo. Il quale è un fatto molto positivo. Il problema è che alla prima lezione i professori non sapevano fossi una studentessa straniera e mi lanciavano ogni tanto delle occhiate accusatorie "e tu? perché non dici niente?".

Fino alle 14 del pomeriggio la mia giornata è stata abbastanza inutile: alzatami presto mi sono recata ad una lezione alle 9:00 "Translations-Wissenschaft", Scienza della Traduzione, ho aspettato fuori mezz' ora circondata da persone che parlano chissàperché in spagnolo, è arrivata la prof e mi sono seduta. Mi è venuto lo scrupolo di presentarmi prima dell' inizio della lezione, per giustificare la mia assenza di partecipazione verbale, e la prof, in spagnolo, mi ha chiesto se parlassi la sua lingua. Le ho risposto in un' improvvisato portospagnoliano, ed è iniziata una lunga conversazione che mi ha portato infine a scoprire che quello non era il corso che mi aspettavo di trovare quel giorno, a quell' ora, in quell' aula.
L' Orientale 2, The revenge.

Torno a casa e brucio i fagioli "perché tanto ci mettono un' ora per cuocersi, posso farmi un attimo la doccia".

Poi scendo per andare al Proseminar.

C'è una differenza tra corso e seminario. la maggior parte dei corsi funzionano come all' Orientale, segui se ti va, studi, dai l' esame. Il seminario è diverso, come un laboratorio, non devi perdere una lezione, prevede una partecipazione molto attiva, con ricerche e discussioni, ed una relazione o tesi finale anziché un vero e proprio esame. A me questa seconda opzione stuzzica molto di più, anche perché mi permette di imparare la lingua in maniera meno passiva e quindi più proficua. Agli austriaci invece, per i quali l' occasione di poter esprimere la propria opinione non è una novità, questa metodologia non piace affatto, preferiscono le maratone finali e vanno solo ai seminari obbligatori.

In sostituzione ad un esame italiano di "Studi Culturali e Media" ho trovato questa specie di seminario "Proseminar Cultural and Media Studies - Constructing Native American Icons: from Pocahontas to Geronimo". Wow! Fantastico! chiedo al professore di partecipare, lui mi risponde che non sa se ci sono posti ma di presentarmi in ogni caso.

Mentre aspettiamo il quarto d' ora accademico conosco una ragazza e siccome mi sembra una che di cose ne sa molte inizio a chiederle delle informazioni.
MAI! Mai chiedere info alle secchione. Non si fa. Pensavo di averlo già imparato ma qualcosa mi ha illuso che a Vienna le secchione fossero diverse.
Codesta femmina coi baffi mi dice che è meglio che la smetta di parlare in tedesco e passi all' inglese. Ok, passo all' inglese, ma la sua espressione vira da compassionevole ad inorridita. Mi dice che questo è un corso del settore di "Anglistik", ovvero di persone che sono al terzo anno d' inglese, che alla fine dovremmo scrivere un saggio di millemila parole e non sa se io ne sarei in grado. Inoltre il corso è pieno, e dubita che qualcuno non verrà, ma se il professore mi ha detto di venire, però... Comunque ci sono altri corsi, che lei ha fatto al primo anno, quelli sono più facili, fanno più al caso mio.

Mogia mogia per la seconda inconcludenza della giornata sono già a metà strada verso casa quando una luce rischiara la mia mente. Perché?? a me piace questo corso? Sì! m' interessa tantissimo. Sto davvero andando via perché una ragazzina "io-non-faccio-l'-erasmus-perché-se-no-perdo-tempo.-Le-lingue-le-imparo-vedendo-i-cartoni-giapponesi" non gradisce il mio inglese e crede di essere l' unica in grado di scrivere una relazione? No Eleonora, reagisci! torna indietro!

E così faccio. Fuori l' aula sono l' unica, mezz' ora dopo l' inizio del corso. Chiedo a dei ragazzi di passaggio se qui in Austria è scortese entrare a lezione iniziata. "No, vai tranquilla".
Ok, tranquillissima, si, vado. Quando entro nella stanza m' impappino e ripeto tipo 6 volte con toni di voce diversi "E-mail... I've, I've sent him (him??? sto davvero adattando la forma di cortesia tedesca all' inglese??) a.. an E-mail..., E-mail...". Il professore dopo una prima perplessità diventa cordiale e gentile: "Ah!! Lon-go-bar-di! Italiana signorina, come in!". Mi spiega che il corso è pieno ma per gli Erasmus c'è un' eccezione per via dei contratti internazionali. Sento gli sbuffi della secchioncella e so già cosa sta pensando "Uff, una persona in più e siamo 28! cioè dove si è mai visto un seminario con così tante persone? non otterrò mai le dovute attenzioni blabla". La lezione è fantastica. Scopro che serve una persona per tradurre dei testi brasiliani su Santa Kateri Tekakwitha.

Sono contenta, forse sarà molto impegnativo e non ne varrà la pena per 5 crediti, ma quando accetti una sfida le tue capacità di superare questa ed altre aumentano automaticamente, indipendentemente dal risultato. È quando decidi di non essere all' altezza di qualcosa che si avvia il processo secondo il quale non sarai mai all' altezza di nulla.

2 commenti:

  1. ma veramente te ne stavi andando perché una cretina ti ha detto di andare a seguire i corsi del primo anno????? la prossima volta che la vedi falle una pernacchia da parte mia!

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  2. eheheh credo di aver provocato un' eccessiva salivazione in molti dei lettori! dovrà stare attenta alle pernacchie kharmiche che le fluttuano attorno...

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