sabato 23 novembre 2013

La cosa più difficile da tradurre in un' altra lingua?? l' espressione "figura di merda"

Oggi sono andata a fare la spesa di frutta e verdura al mercato. I prezzi sono decenti e se fai la turca riesci anche a contrattare un pochino.
Erano le due del pomeriggio e l' atmosfera era apocalittica: il cielo già quasi scuro, l' aria fresca (ma ero ben vestita quindi molto piacevole visto il riscaldamento a mille della residenza) e sarà stato el Ron di ieri sera ma me ne andavo allegra trotterellando, sorseggiando caffé dal Thermos berlinese e canticchiando (dato rilevante ai fini della narrazione) "where is my mind" dei Pixies.
C'è qualcosa nell' aria del Brunnmarkt che mi rende però un po' deficiente. Sarà che tutti questi mediorientali mi sembrano tanti Paolettini, sarà che finalmente "sparagn' coccos'', la mia parte razionale se ne va in vacanza. Così la scorsa volta una signorona col velo mi ha rincorsa con una paletta in mano perché mi ero dimenticata di pagare, un' altra volta ho chiesto un kilo di noci brasiliane invece di 10 dag e non capivo perché il negoziante tutto contento andasse nel retro della bancarella ad aprire un sacco gigante, e t c, e t c, e t c.
Oggi ero in vena di novità ed ho comprato un qualcosa che non ho idea cosa. E' come un' enorme carota bianca , ecco a voi:


Bene, con questo frutto della natura (spero) in una bustina, che ne copriva a malapena un quarto, ho proseguito il mio percorso. Al momento di pagare dei kiwi, non avendo mani libere, ho ben pensato di mantenerlo stringendolo tra le cosce. Questa bella trovata ha provocato un' espressione attonita e da "devo trattenere il riso ancora pochi secondi, poi lo racconterò a tutti" del turco di fronte a me e lo sguardo di disapprovazione delle donne che mi passavano accanto. Più ci penso e più mi vengono in mente dettagli imbarazzanti: ho anche fatto dei passettini!

Mi sono accorta del tutto quando ormai era troppo tardi.
C'è qualcosa nell' aria del Brunnmarkt che mi rende deficiente.  


Ps: mamma, mi raccomando, questo post non stamparlo alla nonna. :)






venerdì 22 novembre 2013

non svegliate il can che dorme

Vi siete mai chiesti, osservando il vostro animale domestico, quale sarebbe la vostra reazione se all' improvviso iniziasse a parlare?




venerdì 8 novembre 2013

Dubbi non ho

Ciao a tutti!

E' da un po' che non mi faccio vedere però se mi volete bene sapete che in fin dei conti è un dato positivo :)

Ho ricevuto visite! Paolo, a fine Ottobre.

Per fortuna prima del suo arrivo sono andata a Praga e Uh è vero! non vi ho parlato di Praga! facciamolo subito.

Siamo partite in pullman, io, Raphi e Maria, due amiche austriache. Non mi aspettavo nulla, non pensavo nemmeno ci fosse un' altra moneta ('gnureeent). Ci sono andata per inerzia sapendo che è meglio fare che non fare. E' stato importante il momento in cui ho lasciato la residenza, la mia stanza. Mi sono sentita inaspettatamente triste. Questo oramai è il mio rifugio, un luogo sicuro e lasciarlo così all' improvviso anche solo per pochi giorni mi ha dato una strettina al cuore.

Le mie compagne di viaggio avevano organizzato tutto perfettamente, prenotato il bus, contattato due amiche che vivono lì, recuperato guide e dizionari. L' unica geniale idea che non posso non rinfacciargli è stata quella di prendere i sedili posteriori, sì quelli in fondo a tutto, i più ambiti alle gite del liceo. Pensavano saremmo state in tre su cinque sedili, bello! Ovviamente il bus si è riempito e mi son fatta le prime 3 ore di viaggio al centro, senza sapere che fare delle mie gambe, senza il televisorino nel poggiatesta del sedile davanti, con un uomo in carne che mi dormiva addosso, l' unica con l' obbligo della cintura nel posto più asfissiantemente caldo del pullman. Per fortuna mi hanno dato il cambio e non mi ci sono seduta. mai più. Pausa a Brno (provate a pronunciarlo?) dove ho prelevato e comprato due panini e del tacchino per... 50 centesimi!
Non ho dovuto spremere le meningi e non mi sono ritrovata con delle redini tra le mani. Una ragazza indigena ci ha fatto da guida, portate a spasso nei migliori cafés, piazze, parchi, birrerie. Sali su un tram scendi prendine un altro, in due giorni abbiamo visitato tutta la città. Lato negativo è che se ci tornassi da sola perderei completamente la bussola ma per essere un week-end non poteva andare meglio.
I paesi dell' est restano un mistero per me. Il loro concetto di femminilità, per esempio. Queste donne in pelle, curatissime e coi tacchi alti, a dover reggere costantemente il paragone con manifesti e locandine ed insegne e riviste piene di modelle seminude protette solo da calze trasparenti.

Ma torniamo alla nostra Austria. Due giorni dopo il mio rientro è arrivato Paolo. Il suo stupore, il suo vedere le cose come meravigliose novità mi ha fatto riflettere. Fin dal mio arrivo mi sono concentrata sulle cose da fare, imparare le strade, la lingua, dov'è il mercato, quali sono le sedi dell' università, dove costa di meno comprare l' olio. Ma adesso che sono più o meno sistemata è giunto il momento di rilassarsi, sedere in un tipico café viennese per ore, godersi i concerti, le iniziative, l' aria calda autunnale di cui tutti si meravigliano e che mi piace pensare arrivi dal mio sud.

Così ho deciso che lo stesso spirito entusiasta e curioso che mi aveva accompagnato a Pa o in quella settimana insieme a Po dovesse essere una costante anche per i posti in cui si vive ed in cui esiste una fin troppo accogliente quotidianità. Sono tornata nella mia stanza, felice di ritrovarla ma con la voglia di non vederla troppo spesso.

Sono abbonata per un mese gratis alla rivista Falter che ogni settimana offre la programmazione con eventi di ogni genere. Vienna è fantastica. Ieri hanno aperto gli stand di Glühwein (vin caldo?  oppure punsch di mela e cannella, albicocca o miele e zenzero mmmmmmm) da sorseggiare per strada in tazze di ceramica. Ci sono cose da fare tutta la settimana, dalle bibite a poco prezzo il lunedì e martedì ai concerti, festival, iniziative. Bisogna solo prendere il ritmo. Ad esempio non puoi sognarti di fare la spesa alle 21 o il sabato pomeriggio, così come prendere un caffé alle 23, oppure uscire la domenica. Nonostante sia una grande capitale, le regole sono regole, il paradiso dei sindacalisti. Le feste infrasettimanale iniziano presto e non finiscono troppo tardi per permetterti di prendere i mezzi. Insomma divertimento intelligente: devo dimenticare la mia vita universitaria napoletana.

Bisogna fare un po' di passettini sul posto finché non si capisce l' andamento di coloro che ci sono intorno, e  una volta percepito come si muove la città, è facile girare con lei in un vorticoso romantico Valzer (a ritmo di musica elettronica o gipsy jazz però!)

 vi regalo anche un disegnino :)



martedì 22 ottobre 2013

'a capa tosta.

benebenebene

Ciao! oggi vi parlo di un argomento che riguarda un certo tipo di persone, ed in particolare un certo tipo di donne, ma che secondo me suscita la curiosità e talvolta ilarità anche di altre tipologie e generi.

La ceretta.

C'è un tipo di donna molto comune nel mediterraneo e particolarmente in sud-italia: pelle chiara, occhi chiari, capelli biondo ramato, una peluria bionda diffusa che per alcuni appassionati può dare l' effetto "pelle di pésca", ma che nell' epoca moderna causa tanti problemi. Purtroppo Barbie la pelle ce l' ha di plastica.

Se non si fosse capito io sono tra questi esemplari costretti a sentire un freddo atroce e pelle d' oca in inverno uscendo dall' estetista con uno strato in meno.

Adesso. Una volta chiarito il tipo di donna, chiariamo il tipo di Estetista. Amando i viaggi a lungo termine, ne ho conosciute di varie nazionalità, e sono fermamente convinta che in un centro estetico si possa dedurre molto della cultura del paese che ci ospita.

Partiamo dal luogo dove le continue invasioni ed immigrazioni hanno creato un DNA misto, dove i neri hanno gli occhi verdi e le giapponesine sono pelose quanto una portoghese. Questa è la patria delle donne che non possono non avere sulle unghie il colore trend della settimana, è il luogo dove il corpo nelle sue infinite forme viene venerato e scolpito, il paradiso delle pelose incomprese.

L' estetista Brasiliana è grossa e materna, ti offre il caffé appena arrivi, ti mostra i suoi nuovi acquisti: la-poltrona-che-fa-i-massaggi e lì ti lascia durante l' attesa, mangiando caramelline a ritmo dell' ultima Hit del momento. Per il giorno in cui hai appuntamento non devi prendere altri impegni, non ti sbrigherai entro le prossime tre ore. La nostra eroina la ceretta non la compra, la fa in casa. Esamina attentamente ogni millimetro del tuo corpo, riesce magicamente a non farti sentire dolore, chiacchiera, soprattutto parla di Dio, delle disgrazie nel mondo e di quanto siamo fortunati ad essere vivi.
Può capitare che durante il trattamento tu ti addormenti e al risveglio sei una donna splendida. Rimessa a nuovo. Cammini leggiadra per le strade e gli uomini si girano a guardarti e tu ti senti divina.

L' estetista Italiana può essere di due tipi, capace o atroce, direttamente proporzionale alle settimane di anticipo con cui devi prenotare. E' stressata. Sei sempre nel mezzo tra due clienti e ti chiedi se mai proverai l' emozione di essere l' ultima o la prima. Ascolta la radio, in radio passa sempre Vasco Rossi, e trascorre quell' oretta a parlarti di quanto sia difficile ed ingiusto il mestiere che fa, poi passa al chiederti come ti stanno andando le vacanze. E tu, povera vittima di infinito senso di colpa, sei lì perché il giorno dopo vuoi andare al mare, o devi partire per un viaggio, e insomma eri proprio felice prima di entrare in quel dannato studio. Ed io... io... sto studiando tanto!

Oggi, infine, sono venuta a conoscenza dell' estetista Austriaca, o Viennese. E' l' unica ad avere nella saletta musica rilassante, tipo da massaggio o meditazione. La conseguenza è che durante la stesura di un caldo strato di cera morbida tu sei effettivamente un po' assonnata, e quella musica, e gli occhietti ti si chiudono e poi all' improvviso STRATCH, ti risvegli all' istante. E questo fai, altalenando stati d' animo, assopimenti ed infarti tripli. L' estetista Austriaca, o Viennese, non parla. Per un' ora tace concentrata, s' impegna, ma non le riesce tanto bene. Forse non conosce il tipo di donna precedentemente citato. E' tirchia, attenta a non sforare di un centimetro in più. Il listino prezzi sembra una barzelletta. Per ottenere una ceretta completa devi sommare la parte di sotto delle braccia con quella di sopra, il ginocchio con la caviglia, il polpaccio con il gomito e via dicendo. Arrivando così ad un acconto esorbitante. Quel "vabbé dai, fammi uno strappetto anche qui..." non esiste! un centimetro di pelle in più può arrivare a costarti anche 8 euro! così ho cercato di comporre un puzzle personale che mirasse ad essere più economico ed efficace possibile. Il risultato è stato un effetto dalmata, nel mezzo tra assurdo e simpatico.

Mi ha lasciata sola a rivestirmi, per ripicca mi sono fregata due asticelle di legno per spalmare la cera, cui valore totale si aggirerà intorno ai 0,002 cent. Ero indecisa se appropriarmi anche del guanto di crina in esposizione, ma poi la mia voce della coscienza si è fatta sentire "ele... hai quasi 21 anni! e poi dài, è stata gentile con te". Ok, vado a pagare, la cifra è esorbitante e quando le chiedo lo scontrino lei "fà fint 'e nun capì", sono furiosa, avrei dovuto prendermelo il guanto di crina.

Ho pranzato con un' amica (tra l' altro in un posto fantastico dove ognuno paga quel che può e c'è un' atmosfera rilassante con divanetti, quadri etc etc... Avrei preferito darli a loro tutti quei soldi!)
e poi sono tornata a casa, ma non prima di aver speso i miei ultimi 99 cent in un sacchetto di limoni.

Con il succo di limone ero intenzionata a provare per la quarta volta un esperimento che dai tutorial su youtube sembra semplice e chiaro ma che si rivela una trappola o troppo appiccicosa, o troppo liquida, o troppo solida.

La ceretta araba.
Quanto vorrei conoscere un' estetista araba. Questa pasta si crea con zucchero, acqua e succo di limone, le donne arabe la usano da millenni e dovrebbe dare risultati eccezionali. Io mi sono sempre persa al minuto 7.03, quando bisogna impastare questa cera bollente con le mani, allora o mi si squagliava, o mi si attaccava ovunque, insomma, dopo ore a staccare caramello dalla cucina,avevo deciso  di non riprovarci mai più. Ma oggi avevo toccato il fondo.

Ho rivisto il tutorial, ho misurato tutto con meticolosità, quando mi sembrava che non ci fosse più nulla da fare ho continuato ad impastare, e quando oramai avevo i crampi alle dita, l' ho vista, ha preso forma, ci ero riuscita.

Le donne arabe mi hanno insegnato oggi che anche un pò di zucchero, acqua e limone possono risolvere uno dei più grandi intoppi della vita quotidiana. Tutto quello di cui hai bisogno, è ' a capa tosta.

giovedì 10 ottobre 2013

Challenges and (true?) Capabilities

Dopo interminabili questioni burocratiche, questa settimana ho ufficialmente iniziato a seguire i corsi.

Alcune lezioni sono state deprimenti, sono riuscita a capire in totale il 5% dei discorsi. Qui il metodo d' insegnamento è molto interattivo, con un sistema di domanda e risposta, induttivo più che deduttivo. Il quale è un fatto molto positivo. Il problema è che alla prima lezione i professori non sapevano fossi una studentessa straniera e mi lanciavano ogni tanto delle occhiate accusatorie "e tu? perché non dici niente?".

Fino alle 14 del pomeriggio la mia giornata è stata abbastanza inutile: alzatami presto mi sono recata ad una lezione alle 9:00 "Translations-Wissenschaft", Scienza della Traduzione, ho aspettato fuori mezz' ora circondata da persone che parlano chissàperché in spagnolo, è arrivata la prof e mi sono seduta. Mi è venuto lo scrupolo di presentarmi prima dell' inizio della lezione, per giustificare la mia assenza di partecipazione verbale, e la prof, in spagnolo, mi ha chiesto se parlassi la sua lingua. Le ho risposto in un' improvvisato portospagnoliano, ed è iniziata una lunga conversazione che mi ha portato infine a scoprire che quello non era il corso che mi aspettavo di trovare quel giorno, a quell' ora, in quell' aula.
L' Orientale 2, The revenge.

Torno a casa e brucio i fagioli "perché tanto ci mettono un' ora per cuocersi, posso farmi un attimo la doccia".

Poi scendo per andare al Proseminar.

C'è una differenza tra corso e seminario. la maggior parte dei corsi funzionano come all' Orientale, segui se ti va, studi, dai l' esame. Il seminario è diverso, come un laboratorio, non devi perdere una lezione, prevede una partecipazione molto attiva, con ricerche e discussioni, ed una relazione o tesi finale anziché un vero e proprio esame. A me questa seconda opzione stuzzica molto di più, anche perché mi permette di imparare la lingua in maniera meno passiva e quindi più proficua. Agli austriaci invece, per i quali l' occasione di poter esprimere la propria opinione non è una novità, questa metodologia non piace affatto, preferiscono le maratone finali e vanno solo ai seminari obbligatori.

In sostituzione ad un esame italiano di "Studi Culturali e Media" ho trovato questa specie di seminario "Proseminar Cultural and Media Studies - Constructing Native American Icons: from Pocahontas to Geronimo". Wow! Fantastico! chiedo al professore di partecipare, lui mi risponde che non sa se ci sono posti ma di presentarmi in ogni caso.

Mentre aspettiamo il quarto d' ora accademico conosco una ragazza e siccome mi sembra una che di cose ne sa molte inizio a chiederle delle informazioni.
MAI! Mai chiedere info alle secchione. Non si fa. Pensavo di averlo già imparato ma qualcosa mi ha illuso che a Vienna le secchione fossero diverse.
Codesta femmina coi baffi mi dice che è meglio che la smetta di parlare in tedesco e passi all' inglese. Ok, passo all' inglese, ma la sua espressione vira da compassionevole ad inorridita. Mi dice che questo è un corso del settore di "Anglistik", ovvero di persone che sono al terzo anno d' inglese, che alla fine dovremmo scrivere un saggio di millemila parole e non sa se io ne sarei in grado. Inoltre il corso è pieno, e dubita che qualcuno non verrà, ma se il professore mi ha detto di venire, però... Comunque ci sono altri corsi, che lei ha fatto al primo anno, quelli sono più facili, fanno più al caso mio.

Mogia mogia per la seconda inconcludenza della giornata sono già a metà strada verso casa quando una luce rischiara la mia mente. Perché?? a me piace questo corso? Sì! m' interessa tantissimo. Sto davvero andando via perché una ragazzina "io-non-faccio-l'-erasmus-perché-se-no-perdo-tempo.-Le-lingue-le-imparo-vedendo-i-cartoni-giapponesi" non gradisce il mio inglese e crede di essere l' unica in grado di scrivere una relazione? No Eleonora, reagisci! torna indietro!

E così faccio. Fuori l' aula sono l' unica, mezz' ora dopo l' inizio del corso. Chiedo a dei ragazzi di passaggio se qui in Austria è scortese entrare a lezione iniziata. "No, vai tranquilla".
Ok, tranquillissima, si, vado. Quando entro nella stanza m' impappino e ripeto tipo 6 volte con toni di voce diversi "E-mail... I've, I've sent him (him??? sto davvero adattando la forma di cortesia tedesca all' inglese??) a.. an E-mail..., E-mail...". Il professore dopo una prima perplessità diventa cordiale e gentile: "Ah!! Lon-go-bar-di! Italiana signorina, come in!". Mi spiega che il corso è pieno ma per gli Erasmus c'è un' eccezione per via dei contratti internazionali. Sento gli sbuffi della secchioncella e so già cosa sta pensando "Uff, una persona in più e siamo 28! cioè dove si è mai visto un seminario con così tante persone? non otterrò mai le dovute attenzioni blabla". La lezione è fantastica. Scopro che serve una persona per tradurre dei testi brasiliani su Santa Kateri Tekakwitha.

Sono contenta, forse sarà molto impegnativo e non ne varrà la pena per 5 crediti, ma quando accetti una sfida le tue capacità di superare questa ed altre aumentano automaticamente, indipendentemente dal risultato. È quando decidi di non essere all' altezza di qualcosa che si avvia il processo secondo il quale non sarai mai all' altezza di nulla.

domenica 6 ottobre 2013

Like the legend of the phoenix all ends with beginnings

Di ritorno dalla notte dei musei.
In questi pochi giorni sono cambiate molte cose. A cominciare dal luogo dove vivo, che diventa sempre più "casa" e meno "residenza". Gli studenti del mio piano sono in realtà molto cordiali e rispettosi. Scambiare chiacchiere italiane con una bosniaca che mi presta la macchinetta del caffé, parlare portoghese con uno spagnolo e farsi aggiustare la micromina da un pakistano mentre mangio piatti tipici koreani in una cucina austriaca fa sì che uscire dalla stanza sia sempre motivo d' incontri interessanti. 
Uno dei motivi per cui speravo in una compagna di stanza 'orientale' era la possibilità di onorare il silenzio senza imbarazzo. La libertà di dire il necessario od il veramente sentito.
In Austria è ancora legale fumare in spazi chiusi, ma grazie ad una fantomatica malattia simile all' asma forse riuscirò ad ottenere una colazione salubre al profumo di pino.

L' altra sera mi sono imbattuta in una festa Erasmus in un antico Palais. Mozart, Beethoven e signori in frac ottocenteschi mi osservano camminare tra enormi stanzoni blu o rossi, lussuosi lampadari , librerie e mobili secolari a ritmo di musica da discoteca e luci psichedeliche. Mi sento una Sissi dei tempi moderni, ballando una http://www.youtube.com/watch?v=5NV6Rdv1a3I invece di un http://www.youtube.com/watch?v=VSyJjycjr9I.

E veniamo dunque alla nostra notte dei musei. Vienna di notte è estremamente affascinante, quasi irriconoscibile. alle 18.30 è iniziato il mio tour in compagnia di amiche spagnole conosciute al suddetto party. Ovviamente Schiele e Klimt  al Leopold Museum, un quadro di Magritte (cioè non uno qualsiasi, ma 'La voix du sang'!) e di Kandinsky al Mumok. 

Andare in un museo con qualcuno però è un po' come fare compere: hai bisogno di una persona fidata, che ti capisca al volo, a cui poter dire tranquillamente "ma io pensavo che la Gioconda fosse almeno... tre volte più grande di così!" (facendo sì che la persona capisca il sottile riferimento http://www.youtube.com/watch?v=wfAEufGIi1E. Insomma ci vuole solo Maddalena).
Così alla fine semino le mie accompagnatrici e mi avventuro alla ricerca di opere 'minori'. Per strada non fa freddo, ed accogliente è anche l' atmosfera con luci e musicisti. In un museo d' arte "visionaria" suona un gruppo di 50enni, chitarrista elettrico senza scarpe, cantante con tamburello, yeah.

Tornando a casa una famosa pasticceria vende mini sachertorte per strada. Uno dei segreti per stare bene da soli è farsi dei regali, quelli che da bambini vi vergognavate di chiedere ai vostri genitori o che vi imbarazza concedervi davanti ad amici o fidanzati. Così mi sono abbandonata a quattroeuroecinquanta di una sachertorte rigida e scontrosa all' apparenza ma che al primo morso si è dissolta nei meandri delle papille gustative, facendomi socchiudere gli occhi per concentrarvici tutti i miei sensi, immobile al centro della strada.

Con questo dolcissimo ricordo vi lascio, sperando di avervi fatto venire un po' più di voglia di venirmi a trovare, in questa città dura da iniziare, ma che rapisce dopo il primo assaggio :)

martedì 1 ottobre 2013

Shock Addizionale Shock Addizionale

Signori.

Ieri sera sono arrivata nella dimora che occuperò per sei lunghi mesi.
L' impatto è stato tragico. Di nuovo ho trasportato i precedentemente detti bagagli (con uno zaino in più, il passato prossimo occupa spazio) per mezza città, senza conoscere la strada e cadendo nella solita illusione- arrivo finalmente nella strada che cerco, esulto, poi controllo il numero civico di dove mi trovo (che generalmente è l' 1) e lo confronto con quello dove devo arrivare (che generalmente è tendente a infinito e l' infinito è sempre il contrario di dove sono io)-.

Comunque arrivo in questo casermone grigio con tante piccole finestrelle, nell' angusta anticamera sono sola. Dopo vari minuti sento una voce, è il portiere. Nonostante gli abbia telefonato prima di uscire non si ricorda di me ed ha troppo da fare per darmi le chiavi. Insisto, devo essere all' università in mezz' ora, me le dà: "hai 283 euro in contanti, cash?" mi chiede con l' aria scocciata ma sfidante di chi sa già la risposta e poteva risparmiarsi la domanda- visto che si possono pagare online "no". "ok". Un' affermazione di potere materiale?

Tutto mi sembra sporco e fatiscente, nell' armadio della mia stanza impolverata un pacco vuoto dell' iranian post e nel cassetto lettere per xiao ming non so ché. Riscopro con stupore il mio pregiudizio razziale. Questi oggetti m' inquietano. Ma forse è anche perché il tutto è accompagnato da odore stagnante di peti speziati e sudore (più tardi troverò magliette da basket nei meandri dell' armadio, parte superiore).

Sono disperata, penso che dovrò comprare detersivi e stracci tornando dall' uni oppure cospargere tutto di benzina e dare fuoco come Nanni Moretti in Bianca. Per fortuna sento una voce amica. Una donna straniera con un camice verde "ah ma tu sei già arrivata!" lascia scorrere un dito lungo una mensola "che schifo! è sporchissimo". Grazie! Grazie Signore Grazie!

Scappo via ed al rientro è tutto pulito ma problemi permangono: non c'è un cuscino, non ho pentole né posate, in questo posto non c'è nulla per non parlare delle altre ragazze sul pianerottolo che non mi hanno nemmeno salutata. Insomma credo di aver provato forse per la prima volta la depressione: come una zombie vado al supermercato e compro cose senza senso: crackers con semi di zucca, un pacco di quinoa biologica (che osservo per vari minuti accovacciata per terra), wafers al cacao, prosciutto. Prendo anche una bustona di plastica, pago un botto ed esco. Voglio del sapone per le mani ed entro da chanel. Essendomi resa conto troppo tardi dell' errore chiedo qualcosa di "ordinario" e questa è una saponetta con scatolino che costa 5 euro. Non la compro, mi scuso ed esco. Da Bipa intaso la cassa ed insomma vi ho raccontato già troppi miserabili dettagli. Torno a "casa", hanno fumato in cucina senza aprire le finestre, ho solo voglia di piangere. Paolo mi tira un po' su il morale, vado a dormire.

La mattina mi sveglio con un sole raggiante, il braccio è addormentato perché ci ho dormito sopra, faccio una doccia ed esco. Primo giorno di corsi! di nuovo mi capita l' episodio che dopo tanto cammino mi fa essere al numero 1 invece che al 50. Gli svantaggi di muoversi ancora con una mappa cartacea. La lezione è fantastica. Vedo gli studenti sorridere, ridere ed intervenire, non capisco molte delle battute ma la prof. è molto competente. Ha comprato dei fiori e ci fa fare degli esercizi.

Credo di aver percorso a piedi più di 10 km oggi perché non ho ancora l' abbonamento per i mezzi, i viennesi non sanno dare indicazioni ed io non sono una grande topografa. Devo ammettere pero' che orientarsi chiedendo informazioni in tedesco e con una mappa senza bussola è stato entusiasmante, quando trovavo quel che cercavo mi sentivo un po' divinità.

Alle 17 non avevo ancora mangiato ed ero consapevole che non avendo ancora le pentole non avrei potuto cucinare. Disperata leggendo i prezzi dei ristoranti trovo questo cartello: Buffet 7.50 euro- ALL YOU CAN EAT. Ah sì?
Cucina orientale, miso soup, sushi ed involtini primavera, patate al forno, salse e salsine e controsalse, verdure di cotte e di crude. Riempio il primo vassoio,

SIGNORI INTERRUZIONE!! è appena arrivata la mia futura compagna di stanza!! è Koreana!!! noooo troppo bellloooo. Segno del destino mentre parlo di cucina orientale? No questa è una cosa fantastica, vi lascio,

Auf wiedersehen!


sabato 28 settembre 2013

giovedì 26 settembre 2013

Resoconto di viaggio giorno 0.

Ciao mamma,

 sono arrivata! dopo 19 ore di viaggio da Castellammare a Vienna. Dopo un pò di anni che non scrivo "post". Dal primo blog su msn, poi quello brasiliano "diari di una 17enne in Brasile", diventato anche libro, poi un piccolo tentativo di blog scritto in portoghese ed infine eccomi qui, nuovo viaggio, nuova avventura, nuova scrittura. Il blog è un mezzo utilissimo per tenere informati gli amici,i parenti, per non dimenticare esperienze e riflessioni, per non sentirsi soli. Stavolta tutto nasce dalla borsa Erasmus di 6 mesi all' Universitaet Wien. Ancora non mi è chiaro il perché abbia deciso di arrivarci in treno... masochismo?

Per la circumvesuviana era ovviamente sciopero ed il traffico a p.zza Garibaldi era ovviamente insostenibile. Arrivata sul treno per Roma tutto si è rivoltato. A bordo di un Business FrecciaRossa (il regionale mi avrebbe condotta a destinazione 4 ore prima del previsto)i problemi della giungla urbana si dissolvono. In qualsiasi altro treno mi sarei tolta le scarpe ed accovacciata sulla sedia ma in questa situazione non ne ho avuto il coraggio. Le persone parlano inglese e sono cordiali, tutti vestiti come pronti per una seduta in parlamento, le voci sono come imbottite di gommapiuma. C'è solo la solita rompiballe, probabilmente professoressa in pensione, che ad un cambio ordine di carrozze urla "ma perché non ti spari?!" (in quale dei libri che porta con sé avrà letto questo fine modo di insultare?) e poi passa il resto del viaggio a lamentarsi con la muta assistente di viaggio.

Di fronte a me un simpatico chirurgo giapponese attacca subito a parlare, e si meraviglia quando scopre che conosco Miyazaki o Murakami. Parliamo delle nostre culture ed ho sempre paura che mi faccia domande a cui non sono in grado di rispondere, tipo come è successo quando ha incominciato a parlare di calcio. Cerco di stendere le gambe e lui si sposta immediatamente di lato con i piedi nel corridoio. "Nonono, don't worry", è più difficile avere a che fare con le persone educate.

 Salire sull' Euronight per Vienna è stato schockante. Mi ritrovo in questo vagone vecchio mezzo secolo, polveroso ed afoso. C'è una signora delle Filippine residente negli US con me. Ha praticamente una cugina in ogni nazione europea e si fa un Grand Tour di "Vacation!" per dirlo come lei ha quasi urlato a me, entusiasta, quando le ho chiesto cosa facesse in Italia. Mi ricorda il viaggio a Lourdes con mia nonna nel lontano 2005, nel vagone letto, con quella fissa per dove tenere i soldi ed addirittura (questa mia nonna non poteva ancora averla)la seria preoccupazione per attacchi terroristici al nostro treno per mano di quei "black Muslim" che esistono solo nella sua immaginazione statunitense. L' assistente di viaggio era, bisogna ammetterlo, molto carino e quando, dopo averci detto che ci avrebbe svegliato e portato la colazione a letto l' indomani mattina, alle sue spalle la signora Mignon dice "perché non dormi anche vicino a me?" il nostro vagone non può che risuonare di una grossa risata della durata di vari minuti. Non so se rido per nervosismo, stanchezza, o senso dell' assurdo.

 Nella mia cuccetta alta non si può stare seduti, tanto vale addormentarsi. Ha seguito un coma di 13 ore interrotto dal bell' assistente che mi scuote un braccio "Madame, Madame, good morniiing, yuhuu?". Mi sono affacciata dal finestrino, l' aria blu e verde, le casette coi tetti a punta, quel paesaggio noto che tanto mi era già piaciuto. Un brivido mi scuote il torace, è interno, credo sia commozione.

 Ma è solo l' inizio della traversata. Successivamente una studentessa Viennese che verrà in Erasmus in Italia mi indica la strada della metro. M' incammino; mano sinistra: un bagaglio da spingere in avanti, mano destra: la valigia più grande che Carpisa abbia mai prodotto da trascinare indietro, spalle: zainone Scout Tech.

Dopo la metro devo trovare casa di un amico di una mia amica per farmi dare le chiavi della di lei casa visto che arriverà fra qualche giorno. Le istruzioni sono semplici ma per accertarmi chiedo informazioni. Non fatelo mai. Navigatori, cellulari, telefonate, pullman, per un portone che era a pochi metri di distanza. Quando sono arrivata al fatidico numero 6 dell' impronunciabile via, leggo a grandi lettere "GENTLEMAN CLUB, come in!" con foto di gambe e scorci di spogliarelliste. No, non può essere. Sono lì, davanti al grande campanello rosso, mio unico punto di riferimento, e mi chiedo se non sia un' allucinazione, una proiezione di un mio timore interno.

 Per fortuna decido che non è quello il posto, cammino un altro po' e trovo un altro numero 6. Sveglio il famoso amico, recupero le chiavi, mi faccio spiegare la strada e come direbbe mia nonna, c' a maronn m' accumpagn.
Sempre con le stesse valigie, in delle strade che non corrispondono alla Vienna sontuosa e brillante che mi ero immaginata, giro per cercare una strada che si chiama Saulengasse. Ed ovviamente trovo tutte quelle che iniziano con S e finiscono con gasse, schubertgasse, sobieskigasse etc etc. Poi trovo tutto, la strada, il portone, sprizzo di gioia, entro e mi accorgo che, aimé, niente ascensore. Primo piano... niente. Secondo... forse forse... no, niente. terzo piano. Per le scale incontro una signora, capisco "aiutare...uomo..." oh forse suo marito mi dà una mano! alla seconda ripetizione mi rendo conto che intendeva "ti aiuterei, ma mio marito mi sta aspettando".

 Come spesso mi accade quando sono all' estero, in napoletano farfuglio salendo le scale "wanm, e fall venì pur a marit't".