Ciao a tutti sporadici lettori!
(che poi in realtà mi sono appena accorta che questo blog ha più di 2000 visualizzazioni! dove vi nascondete? o forse è solo la mamma che ci entra 20 volte al giorno)
Ebbene sì, sono tornata a casa. Dopo un viaggio di 18 ore sono arrivata sabato alle 13.00, il tempo di fare baldoria sabato sera e SBEM, febbre ed influenza da domenica mattina ad oggi. Quello che potremmo definire un rientro somatico.
In questo mese in cui non ho scritto sono successe moltissime cose! Innanzitutto il week-end a Budapest che (viaggio, vitto e alloggio incluso) mi è venuto a costare a malapena 100 euro! come è possibile? La risposta è Couchsurfing! E' da un po' che volevo fare questa esperienza di viaggio ospitata gratuitamente in casa di altri iscritti al sito. Certo ci vuole un po' di coraggio ma in realtà il sito è sicurissimo: gli indirizzi vengono controllati, le persone scrivono referenze a proposito degli altri couchsurfers che ospitano o visitano, per compilare il profilo devi rispondere a talmente tante domande personali e ben indirizzate che è molto facile individuare le persone affidabili. E' un modo di fare amicizia e di conoscere viaggiatori o persone che vogliono esplorare il mondo restando a casa propria, ha una filosofia geniale.
Sono andata con Naz, una ragazza iraniana che viveva nella mia stessa residenza e ad ospitarci sono stati dei ragazzi brasiliani simpaticissimi. Mi hanno spiegato che il Brasile sta finanziando (e molto generosamente) il progetto "Ci^encia sem fronteiras", Scienza senza frontiere, ed ecco svelato l' arcano del perché si vedono così tanti brasiliani in giro nelle facoltà scientifiche europee.
Budapest è fantastica. Economica, Semplice, Bella architettonicamente ma con quel retrogusto decadente ed imperfetto che dopo l' impeccabilità viennese non dispiace. Ce la siamo presa comoda, permettendoci ristoranti ed una giornata alle terme (rinomate come le più belle d' Europa, con piscine calde all' esterno e saune e vasche termali all' interno), probabilmente la inserirei tra le opzioni se dovessi rifare la domanda Erasmus!
Poi è iniziato un periodo di avanti-indietro tra Italia ed Austria. Ho raccolto stralci di osservazioni riguardanti l' ambiente circostante dal mio diario di viaggio:
Aeroporto di Milano, in attesa del bus per Torino:
"Benvenuta in Italia. La calda, profonda, amichevole lingua italiana. Gli uomini con la coppola, le tazze piccole, bambini che giocano a pallone in aeroporto insieme agli adulti. Il "corri ancora che forse ce la fai a prendere il bus, 5 minuti di ritardo li fa sempre". Gli impiegati che dietro le scrivanie sorridono e si scambiano battute. L' odore del cibo buono. Il design anni '50 che non sarà moderno ed antisettico, ma Vintage è più casa. Persone che urlano di gioia e scattano fotografie ad "Arrivi". Poter ascoltare i discorsi della gente anche se a più di un metro di distanza da me. Poter chiedere informazioni nella mia lingua. Addirittura la voce al megafono sembra mi voglia bene. Adulti che sorridono. Bentornata, bentornata."
Euronight treno notturno Vienna-Roma:
"La mini-bottiglia d' acqua "Voeslauer" accanto alla finestra mi era sembrata così bizzarra e carina all' andata, adesso è semplicemente una bottiglina di quelle che si sono viste tutti i giorni per sei mesi. Gli "Stroeck" dal finestrino, le casette a punta, gli Zielpunkt mi hanno svelato un po' del loro segreto, della loro quotidianità.
Colleziono paesaggi, volti da ricordare, emozioni da conservare. E più ci si riempie, più c'è spazio. Come una scatola dove per prima cosa metti un cuscino gonfio d' aria e qualche piuma d' oca. Poi piano piano aggiungi oggetti sempre più pesanti, un CD, il seme di uno strano frutto, una matita, un ciondolo, un quaderno, un libro... il cuscino si comprime e da piena la scatola è sempre più vuota.
Oppure c'è semplicemente un buco nero, ricordi sparsi, può dare ansia non riuscire ad incollarli. Però ci sono i marchi che restano:
La lingua che adesso comprendo ed uso, la capacità di riconoscere gli aspetti culturali della realtà che mi circonda, le amicizie che so dureranno perché assolutamente sincere, le persone di cui forse dimenticherò il nome ma non gli occhi. Ci sono davvero stata, è successo davvero e mi sento così piena, e mi sento così vuota."
Napoli piazza Garibaldi:
"Bell' aria, bel sole, non c'è nemmeno tanta gente il sabato mattina. La stazione è moderna."
Circumvesuviana Napoli- Castellammare:
"Benvenuti nel Far-Sud. Gente si strofina i denti e sputa tra i binari. La chiattona vaiassa vi getta carte. Chi avrà deciso che i binari sono il munnezzaio. Alle mie spalle padre, madre, figlia. La figlia risponde al telefono in una lingua straniera. Parte nella mia testa il solito gioco: che lingua sarà? dev' essere Bulgaro, o Croato. Mi giro, riconosco un "vabbuò scapezz", era napoletano. Il treno arriva e la linea gialla non esiste più, i tori scalpitano ed invadono il campo non appena si aprono le porte -Uanm e bell tengo 3 valigie e faciteme trasìììì- senza nemmeno lontanamente ambire ad un posto a sedere mi metto in piedi in un angolo vicino alle porte, c'è tanto spazio. Una signora disperata si aggrappa alla sbarra accanto a me e con occhi sbarrati mi dice "ABBIA PIETà, I BAMBINI!!" non capisco il perché di tanta agitazione. "ANNUCCIA AGGRAPPATI QUA A MAMMA! CIROOO ATTACCATI A PAPààààà. Meno male che l' abbiamo preso se no mo' il prossimo quando lo prendevamo!!".
Mi chiedo se ci meritiamo tanto stress. Dico, perché una cosa semplice come prendere un treno per 20 minuti dev' essere fonte di stress cancerogeno?
Una ragazzina coi capelli corti al lato tipo Emma la cantante sbraita "NO peCché quando sono andata a BRUSSèLL.. eh si pecché quello a BRUSSèLL...eh no ho comprato le felpe" il ragazzo le chiede: "ma le hai pagate di meno?" "eh in realtà NO, stavano tra i settanta e i CENTO euro." Poi soffermano il loro sguardo su di me, appoggiata su due valigie, uno zainone ed un enorme cuscino austriaco (che non ho avuto il coraggio di lasciare lì e che ho sbattuto involontariamente in faccia a numerose persone durante il viaggio). Arricciano il naso e dicono qualcosa. Penso ci hai acciso tu, Bruxelles, il tuo ragazzo coi tatuaggi e le felpe che se le compravi a scafati le pagavi sicuramente meno.
La madre tamarra con la figlia che parla Croato al telefono mi passa accanto, mi guarda pure lei e dice "E COMM CE FET INT A STù TREN". Vorrei spiegare a questa gente che:
primo: non sono straniera.
secondo: capisco non solo l' italiano ma anche il napoletano.
terzo: sono alla mia 17.30 ora di viaggio, mi sento una cazzo di superwoman per gli ostacoli immani ed i pesi che ho dovuto sollevare e le cazziate che ho dovuto fare alle scolaresche austriache nel treno e no, non me ne frega veramente niente se in un posto dove la gente sputa muco verde nei binari giusto per sovrapporlo ai preservativi usati tu non gradisci il mio odore.
Mi telefona Maddalena, che mi prende in giro per l' accento ultra napoletano con il quale fieramente le rispondo :) "