giovedì 26 settembre 2013

Resoconto di viaggio giorno 0.

Ciao mamma,

 sono arrivata! dopo 19 ore di viaggio da Castellammare a Vienna. Dopo un pò di anni che non scrivo "post". Dal primo blog su msn, poi quello brasiliano "diari di una 17enne in Brasile", diventato anche libro, poi un piccolo tentativo di blog scritto in portoghese ed infine eccomi qui, nuovo viaggio, nuova avventura, nuova scrittura. Il blog è un mezzo utilissimo per tenere informati gli amici,i parenti, per non dimenticare esperienze e riflessioni, per non sentirsi soli. Stavolta tutto nasce dalla borsa Erasmus di 6 mesi all' Universitaet Wien. Ancora non mi è chiaro il perché abbia deciso di arrivarci in treno... masochismo?

Per la circumvesuviana era ovviamente sciopero ed il traffico a p.zza Garibaldi era ovviamente insostenibile. Arrivata sul treno per Roma tutto si è rivoltato. A bordo di un Business FrecciaRossa (il regionale mi avrebbe condotta a destinazione 4 ore prima del previsto)i problemi della giungla urbana si dissolvono. In qualsiasi altro treno mi sarei tolta le scarpe ed accovacciata sulla sedia ma in questa situazione non ne ho avuto il coraggio. Le persone parlano inglese e sono cordiali, tutti vestiti come pronti per una seduta in parlamento, le voci sono come imbottite di gommapiuma. C'è solo la solita rompiballe, probabilmente professoressa in pensione, che ad un cambio ordine di carrozze urla "ma perché non ti spari?!" (in quale dei libri che porta con sé avrà letto questo fine modo di insultare?) e poi passa il resto del viaggio a lamentarsi con la muta assistente di viaggio.

Di fronte a me un simpatico chirurgo giapponese attacca subito a parlare, e si meraviglia quando scopre che conosco Miyazaki o Murakami. Parliamo delle nostre culture ed ho sempre paura che mi faccia domande a cui non sono in grado di rispondere, tipo come è successo quando ha incominciato a parlare di calcio. Cerco di stendere le gambe e lui si sposta immediatamente di lato con i piedi nel corridoio. "Nonono, don't worry", è più difficile avere a che fare con le persone educate.

 Salire sull' Euronight per Vienna è stato schockante. Mi ritrovo in questo vagone vecchio mezzo secolo, polveroso ed afoso. C'è una signora delle Filippine residente negli US con me. Ha praticamente una cugina in ogni nazione europea e si fa un Grand Tour di "Vacation!" per dirlo come lei ha quasi urlato a me, entusiasta, quando le ho chiesto cosa facesse in Italia. Mi ricorda il viaggio a Lourdes con mia nonna nel lontano 2005, nel vagone letto, con quella fissa per dove tenere i soldi ed addirittura (questa mia nonna non poteva ancora averla)la seria preoccupazione per attacchi terroristici al nostro treno per mano di quei "black Muslim" che esistono solo nella sua immaginazione statunitense. L' assistente di viaggio era, bisogna ammetterlo, molto carino e quando, dopo averci detto che ci avrebbe svegliato e portato la colazione a letto l' indomani mattina, alle sue spalle la signora Mignon dice "perché non dormi anche vicino a me?" il nostro vagone non può che risuonare di una grossa risata della durata di vari minuti. Non so se rido per nervosismo, stanchezza, o senso dell' assurdo.

 Nella mia cuccetta alta non si può stare seduti, tanto vale addormentarsi. Ha seguito un coma di 13 ore interrotto dal bell' assistente che mi scuote un braccio "Madame, Madame, good morniiing, yuhuu?". Mi sono affacciata dal finestrino, l' aria blu e verde, le casette coi tetti a punta, quel paesaggio noto che tanto mi era già piaciuto. Un brivido mi scuote il torace, è interno, credo sia commozione.

 Ma è solo l' inizio della traversata. Successivamente una studentessa Viennese che verrà in Erasmus in Italia mi indica la strada della metro. M' incammino; mano sinistra: un bagaglio da spingere in avanti, mano destra: la valigia più grande che Carpisa abbia mai prodotto da trascinare indietro, spalle: zainone Scout Tech.

Dopo la metro devo trovare casa di un amico di una mia amica per farmi dare le chiavi della di lei casa visto che arriverà fra qualche giorno. Le istruzioni sono semplici ma per accertarmi chiedo informazioni. Non fatelo mai. Navigatori, cellulari, telefonate, pullman, per un portone che era a pochi metri di distanza. Quando sono arrivata al fatidico numero 6 dell' impronunciabile via, leggo a grandi lettere "GENTLEMAN CLUB, come in!" con foto di gambe e scorci di spogliarelliste. No, non può essere. Sono lì, davanti al grande campanello rosso, mio unico punto di riferimento, e mi chiedo se non sia un' allucinazione, una proiezione di un mio timore interno.

 Per fortuna decido che non è quello il posto, cammino un altro po' e trovo un altro numero 6. Sveglio il famoso amico, recupero le chiavi, mi faccio spiegare la strada e come direbbe mia nonna, c' a maronn m' accumpagn.
Sempre con le stesse valigie, in delle strade che non corrispondono alla Vienna sontuosa e brillante che mi ero immaginata, giro per cercare una strada che si chiama Saulengasse. Ed ovviamente trovo tutte quelle che iniziano con S e finiscono con gasse, schubertgasse, sobieskigasse etc etc. Poi trovo tutto, la strada, il portone, sprizzo di gioia, entro e mi accorgo che, aimé, niente ascensore. Primo piano... niente. Secondo... forse forse... no, niente. terzo piano. Per le scale incontro una signora, capisco "aiutare...uomo..." oh forse suo marito mi dà una mano! alla seconda ripetizione mi rendo conto che intendeva "ti aiuterei, ma mio marito mi sta aspettando".

 Come spesso mi accade quando sono all' estero, in napoletano farfuglio salendo le scale "wanm, e fall venì pur a marit't".

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